Le mani dell’artigiano

Sicuramente tutti voi avrete conosciuto un artigiano, che sia un fabbro, un ebanista, un sarto etc…poco importa! Ma vi siete mai soffermati a guardare le sue mani? Le avete mai strette tra le vostre? Non sono proprio belle da vedere, soprattutto se sono di una donna, ne tantomeno piacevoli da toccare ma, sono indubbiamente il suo biglietto da visita…inconfondibili.

Le mani di un artigiano possiedono un fascino particolare perché esprimono la forza dei  loro gesti quotidiani, la sicurezza data dalla loro abilità, determinata da anni e anni dedicati ad un lavoro quasi sempre duro, ma nutrito da una forte passione, quella che muove tutto e che trasforma un qualsiasi manufatto in un opera d’arte.

Tanti gli articoli che ho letto sugli strumenti utilizzati dagli artigiani per realizzare le loro opere ma, tra questi, nessuno che menzionava le mani come il primo e vero strumento di un artigiano. Senza di loro non c’è forbice che taglia, non c’è ago che cuce, non c’è tessuto che si modella (riferendomi nel mio caso al sarto).

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Nessuno strumento impiegato, anche quello più sofisticato, potrebbe creare un opera d’arte degna del made in Italy, fatta di piccoli dettagli che rendono unica una creazione. Strumenti all’avanguardia non servono se non  guidati da  semplici gesti mossi dal talento, quel connubio perfetto tra mente e cuore guidati da una buona dose di sensibilità, con i quali l’artigiano, consapevolmente o no, diventa l’artefice di un lavoro ricco di tradizioni.

Ora, più consapevoli di ciò, le mani saranno la prima cosa che guarderete  in un artigiano (spero!) e solo a questo punto noterete  i segni, i calli, i rigonfiamenti, la pelle ispessita e le  piccole cicatrici, provocate dagli errori, dai tanti tentativi, dalla dedizione. Mani che raccontano dei successi e dei fallimenti del loro lavoro.

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Ricordo ancora, ed ero una bambina, quando a mia zia angela l’ago della macchina da cucire trapasso l’indice da parte a parte e mia madre lo rimosse con mano ferma. Uno dei tanti piccoli incidenti  talvolta scaturiti dalla stanchezza.

Mani cosi decise e forti nel creare,  che in un attimo si scioglievano in una  tenera carezza

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